Celentanocrazia

Bombardate i ripetitori, vi prego.

La RAI – servizio pubblico massimo emblema dell’invasione dei partiti mangioni e incapaci – paga uno strafottìo di soldi un povero vecchietto che balbetta di paradiso, cristogesù, poveri e ricchi, santoro etcetcetc.

Un’ora di libere cazzate senza senso alcuno, se non rimbecillire ulteriormente l’italico spettatore di sanremo (uno dei peggiori degli ultimi vent’anni) e far vedere all’estero quanto siamo penosi.

Per non parlare delle canzoni – davvero ributtanti – tutte.

Guardo sempre sanremo, una volta era l’apice del kitsch e del trash, mi sbellicavo sui testi delle canzoni e sulle dimensioni nanoscopiche dei cervelli delle gnocche di turno chiamate sul palco.

La tristezza che esondava dallo schermo ieri sera – fin dai primi minuti “comici” – era atroce.

La cosa grottesca è che sanremo, i suoi presentatori, i cantanti e le gnocche, sono il desolante specchio del nostro Paese.

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