ManzOni

Mario, nome proprio fuorimoda da operaio, Mario che lavora là dentro da quand’era giovane, Mario in cassa integrazione da troppe settimane. Mario per la prima volta in una città che chiama capitale, Mario che ha un figlio laureato in filosofia. Mario che intervistato alla tv dice: “Ho sudato tanto per far sudare meno mio figlio. Ora, nell’era dei numeri soli con gli zero davanti, lui sa tutto sul comunismo, io so che se sarà fortunato avrà il mio posto”. E una bestemmia sfugge alla censura del bip che non esiste in diretta: la telecamera si sposta, e si posa sull’autunno di una piazza a Roma.

E’ il testo di “Mario in diretta tv” , prima canzone dell’album “Cucina povera” dei ManzOni. Semplice. Lineare. Complesso come la nostra quotidianità, tra crisi, rabbia, amore e rivoluzione che non arriva, sogno che non esplode, e ti culla. Forse, disco dell’anno 2012. Un disco che resta, innanzitutto sulla pelle di chi ascolta. Irrinunciabile.

Ascolta.

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